Malore, l’atleta crolla in campo. “L’ha salvato il defibrillatore”

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“A prescindere dall’obbligo normativo, in stuazioni come queste, ci rendiamo conto dell’importanza di diffondere, in tutti gli ambienti di vita, la cultura della defibrillazione precoce.”

BRESCIA, 21 settembre 2015 – «MIO FIGLIO l’ho visto molto meglio, sta lottando come un guerriero. Domattina (oggi, ndr) ne sapremo di più, ora è troppo presto». Sono le parole del papà di Alessandro Pagani, 21enne cestista dell’Assigeco Casalpusterlengo (serie A2 est), che sabato sera a Manerbio, nella bassa Bresciana, è crollato all’improvviso a terra nel corso della finale del memorial Candusso Grazioli, quadrangolare di preparazione al campionato. In campo Assigeco Casalpusterlengo e Centrale del Latte Brescia. A pochi secondi dalla sirena di fine primo quarto Alessandro Pagani, ha barcollato ed è finito a terra. Un attacco cardiaco improvviso: sul campo e sugli spalti è stato il panico. É stato soccorso, rianimato per 40 minuti e poi portato in ospedale. Ieri le tre tac alle quali è stato sottoposto (encefalo, toracica e angiotac) hanno dato esito negativo. Pagani resta in coma farmacologico e intubato. «Appena lo abbiamo visto crollare ci siamo lanciati in campo. Lo abbiamo visto svenire senza che avesse subìto alcun contatto e abbiamo capito che qualcosa di grave stava succedendo – testimonia Marco Moretti, medico sociale della Centrale del latte Brescia –. Insieme a Stefano Giacomini, il nostro fisioterapista, sono entrato in campo. Dagli spalti poi sono scesi due medici, un uomo e una donna. Averli lì è stata una fortuna. Nelle prime fasi della rianimazione essere in due o tre è sempre meglio. Non so chi siano, ma il loro intervento è stato provvidenziale».

AL PALAZZETTO non c’era nessuna ambulanza. I soccorsi dall’ospedale di Manerbio sono arrivati in 15 minuti. Nel frattempo Moretti ha praticato la respirazione bocca a bocca, mentre la dottoressa si è concentrata sul massaggio cardiaco. «A salvare Pagani – aggiunge Moretti – è stato però il defibrillatore che aveva con sé il medico dell’Omegna, altro team impegnato nel torneo. Senza di quello Alessandro difficilmente sarebbe sopravvissuto. Solo il defibrillatore ha permesso di evitare una nuova tragedia come quella che nell’aprile 2012 vide morire in campo a Pescara Piermario Morosini calciatore del Livorno. Per fortuna non sembrano esserci danni neurologici». «Questi episodi possono accadere anche tra professionisti – conclude – perché spesso le visite di idoneità non sono svolte in modo corretto. Non sarà questo il caso. Ma a volte è così». Sotto choc anche la società di Casalpusterlengo, club che con la sua organizzazione, il suo Campus con convitto dove gli atleti possono dormire, allenarsi e mangiare insieme è stata spesso indicata come modello in Italia.

IL PRESIDENTE Franco Curioni è sconvolto: «Dagli spalti gli avevo appena urlato: tira da tre. Lui mi ha sorriso, poi ha giocato in attacco, è tornato in difesa e si è accasciato. Saranno passati trenta secondi dal suo ingresso in campo». «Poi mi è stato detto che il ragazzo aveva preso un colpo allo sterno, ma sono cose che rientrano in una normale azione di gioco – prosegue il patron rossoblù – dopo una decina di secondi, vedendo che Alessandro non dava segni di vita sono entrato in campo. Gli sono andato vicino, l’ho visto pallido e non respirava». Curioni ricorda anche la gioia di Pagani nel tornare a casa, quest’estate, all’Assigeco. «Lui è nato cestisticamente con noi. È rimasto qui al Campus dai 6 ai 18 anni. Dopo due anni e mezzo in B all’Urania Milano lo abbiamo rivoluto con noi perché lui è l’Assigeco. È stato talmente felice di tornare che per tutta estate si è chiuso in palestra per fare, oltre al lavoro quotidiano, altri 500 tiri al giorno. È un ragazzo speciale e l’Assigeco lo aspetta. C’è ancora tanta strada da fare insieme».

di P. CITTADINI E S. MIELE